Acqua fintamente pubblica o veramente privatizzata?

Qualche settimana fa, il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente i vari ricorsi presentati dal Codacons e dalle varie associazioni dei consumatori in merito all’acqua. Il motivo di questi ricorsi è il metodo tariffario approvato dall’Autorità per energia elettrica, gas e sistema idrico nel 2012 in merito al calcolo della tariffa che gli utenti devono pagare ai loro gestori per la fornitura e il trattamento delle acque.

Le associazioni dei consumatori e i proponenti dei referendum per l’acqua pubblica del 2011 al grido “l’acqua non si vende” e il comitato promotore Acqua Bene Comune sostengono con delusione che L’Aeegsi non avrebbe rispettato gli esiti del secondo referendum, il quale ha abolito dal calcolo delle tariffe idriche l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito. Secondo il giudice amministrativo, il servizio idrico è a rilevanza economica, pertanto si devono pagare gli interessi sul capitale proprio investito. Neanche un referendum popolare potrà mai stabilire il contrario, neanche quello sull’acqua pubblica: niente può deviare dalle regole della scienza esatta dell’economia industriale e non può sfuggire al canone demaniale e alle altre spese. Quindi, si affossa la sentenza della Corte Costituzionale che bocciava l’incremento delle tariffe idriche.

 

Quali spese sulla bolletta dell’acqua
Acqua, storia antica
Fontanelle, erogatori e case dell’acqua
Acqua pubblica, gli schieramenti
Acqua pubblica e privatizzata nel mondo

Quali spese sulla bolletta dell’acqua

Una bolletta tipo prevede una quota fissa stabilita in Euro/anno e una quota variabile in Euro/mc per servizi quale acquedotto, fognatura e depurazione. La quota variabile per il servizio di acquedotto segue una struttura per scaglioni di consumo con una tariffa agevolata applicabile ai consumi inferiori ai 30 mc/annui; una tariffa base; tre tariffe di eccedenza. Il valore unitario delle tariffe di eccedenza cresce in misura proporzionale all’aumentare dello scaglione di consumo di riferimento. Secondo la Direttiva Europea 2000/60/CE, si intende promuovere un uso efficiente della risorsa idrica attraverso il riconoscimento degli elevati costi ambientali connessi a un maggiore consumo di acqua. Chi inquina, paga. Inoltre, tutti coloro che derivano e utilizzano acque pubbliche sono obbligati a pagare il canone demaniale annuo. Ecco spiegato perché le bollette idriche sono sempre più salate.

L’acqua potabile è considerato un bene economico. Poco importa se è una risorsa scarsa che viene gestita un condizioni di monopolio naturale. Le reti idriche, dati i costi elevati, non possono essere gestite in regime di concorrenza. L’intervento di regolazione si è reso necessario per realizzare investimenti infrastrutturali, miglioramenti nella qualità del servizio sempre più affidabile ed efficiente secondo il principio del full cost recovery imposto dalla Commissione Europea. I consumatori devono contribuire attraverso la tariffa idrica alla copertura dei costi operativi fissi ed ambientali e delle risorse sostenute dai gestori.

Acqua, storia antica

L’acqua è un elemento fondamentale presente sul nostro pianeta perchè veicola la vita. Numerosi poeti e scrittori hanno decantato le qualità, ad esempio Francesco Petrarca diceva “Chiare, fresche e dolci acque”. Ma esistono acque nere, cupe, oscure e che possono colpire con una tale forza da devastare intere famiglie, come è accaduto nel disastro del Vajont o ad Haiti. La forza del mare poi può essere terribile, con tsunami che colpiscono quando meno te lo aspetti e per non parlare delle recenti alluvioni e dei fiumi straripati. Il problema in questo caso non è nell’acqua, bensì dell’uso fatto di questa risorsa primaria fondamentale per la sopravvivenza degli essere viventi.

Però l’acqua non è mai un simbolo negativo se l’uomo non interviene in maniera errata. La simbologia e lo spiritismo stabiliscono che i quattro elementi sono Fuoco, Terra, Aria e Acqua. Il primo simboleggia il calore, contrapposto al freddo rappresentato dall’acqua. Lo Zodiaco aiuta a capire che è l’acqua a completare il ciclo degli elementi. Il fuoco apre un ciclo, l’acqua lo conclude. Nei Vangeli, simbolicamente, l’acqua della conoscenza spirituale, quella che Cristo promette, è quella che disseterà per sempre e che permette l’entrata nella Vita Eterna. Un simbolo di conoscenza che riporta alla Vita e che sconfigge la Morte, grande spauracchio dell’umanità. Ed è per questo che in molti si stanno battendo per rendere questa risorsa pubblica, in quanto tutti hanno diritto a questo elemento fondamentale per sopravvivere.

L’acqua è un diritto e le associazioni non si sono arrese. Hanno formato a livello europeo chiamato Aqua Publica Europea. In testa esiste l’APE, (Associazione Europea dei gestori pubblici dell’acqua nata nel 2009), la quale ha iniziato a battersi per una gestione dei servizi idrici in Europa che sia efficiente e responsabile. Grazie a molte iniziative, l’espansione dell’associazione sta portando a risultati significativi. Aqua Publica Europea è attualmente presente in oltre dieci Paesi, e i propri soci servono direttamente più di 60 milioni di cittadini europei.

L’obiettivo è quello di andare a parlare con i vari Governi, di sensibilizzare la popolazione con incontri pubblici e con i vari Consorzi Idrici che gestiscono il servizio allo scopo di riunire le principali aziende pubbliche di tutta Europa in modo da migliorarsi in termini tecnologici e ambientali, mantenendo il modello pubblico di gestione dell’acqua. Le associazioni più attive si riscontrano a Reggio Emilia, Napoli e

Torino, le quali hanno lanciato varie petizioni che hanno attirato il M5S e Beppe Grillo. L’acqua del Sindaco deve rimanere tale, perché la gestione dell’acqua deve restare ai singoli comuni e non affidata a società pubbliche. Il pericolo è ritrovarsi un domani un servizio idrico in mano a società multinazionali. Le petizioni hanno raccolto migliaia di firme in pochi mesi, attirando l’attenzione pubblica.

Fontanelle, erogatori e case dell’acqua

Gli antichi, ovvero i Romani, hanno reso l’acqua pubblica creando impianti idrici e fontanelle di acqua potabile che prendevano l’acqua di sorgente. Ovviamente, la Capitale è quella che detiene il record di fontane pubbliche, mentre tante città hanno più pozzi medievali e un tempo anche lavatoi pubblici, visto che non esisteva l’energia elettrica e la lavatrice. Di contro, San Marco in Lamis in Puglia è la città senza fontane di acqua potabile in Italia perché rotte o chiuse. Chi vuole bere deve buttarsi sulla birra o comprare le bottiglie. Del resto, in tutto il Belpaese  si paga l’acqua al supermercato e anche nelle cosiddette case dell’acqua.

Gli attivisti in merito all’acqua filtrata sono divisi, in quanto c’è chi sostiene che sia solo l’ennesima speculazione e chi invece la trova una buona iniziativa, fermo restando che si tratta sempre di acqua del rubinetto. Le case dell’acqua invece sono un servizio di erogazione dell’acqua pubblica potabile naturale frizzante, refrigerata o a temperatura ambiente tramite appositi impianti di filtrazione ed erogazione a forma di chiosco. Esso può essere destinato a un bacino di utenza ampio, o collocato all’interno di grandi condomini.
Di solito, questi impianti non prevedono costi per gli utenti se sono finanziati dalle tasse, ma se invece sono privati, l’erogazione del liquido si paga. Possono esistere delle tessere ricaricabili da usare al posto delle monete.

Il principio è lo stesso degli erogatori idrici, ovvero l’acqua filtrata in casa, impianti forniti da ditte private dietro pagamento o dal Comune a titolo gratuito e ove previsto per determinate categorie di persone. In pratica, i due sistemi mirano a sostituire l’acqua in bottiglia e risparmiare su plastica, trasporto e altre spese finali.

A Milano la rete di case dell’acqua è molto diffusa in tutti i Comuni e in parte della Penisola Italiana l’acqua frizzante ha una effervescenza naturale perché di origine vulcanica o acque ricche di minerali ma che sono poco diuretiche. Per la legge italiana. esse devono avere un tenore di anidride carbonica libera superiore a 250 mg/L e uguale a quello della sorgente, altrimenti non sono vendibili né considerate potabili perché troppo dure. SI trovano in Lombardia, in Toscana, in Sicilia, in Calabria nelle Marche, nel Lazio, Val D’Aosta, Piemonte, Liguria e Trentino Alto Adige.

C’è da sottolineare che nella Città Eterna, le fonti pubbliche sono monopolio delle pompe funebri, le quali sono spesso indagate per affari sospetti. Comprare una bottiglietta d’acqua non sembra più un paradosso.

slogan acqua pubblica

Acqua pubblica, gli schieramenti

Il PD ai tempi del referendum si era schierato col fronte del sì, ma ha cambiato idea in quanto la gestione dell’acqua, prevalentemente pubblica e senza gare, in passato ha danni. Mancanza di investimenti e manutenzione, costi arretrati per queste voci stimati dai 30 ai 60 miliardi, evasione causate dalle basse tariffe sembrano molto elevati. Il referendum parlava solo del modo di produzione, ovvero essere tutto e solo pubblico), facendo credere ai cittadini che obiettivi sociali e modo di produzione coincidessero.

Ma escludeva in questo modo la principale possibilità di minimizzare i costi, che per definizione dati dall’affidamento in gara. Ovviamente, il M5S si è battuto contro i vari provvedimenti dell’allora maggioranza, accusandola di favorire le lobby dell’acqua che vogliono solo speculare vendendo acqua in bottiglia e aumentando i prezzi. Per questo a Roma e a Torino nel 2010 e nel 2011 ci sono stati cortei a favore dell’acqua pubblica con un’ampia partecipazione dei cittadini.

Acqua pubblica e privatizzata nel mondo

Le reti idriche tedesche sono di proprietà pubblica, mentre la gestione viene equamente divisa tra Comuni e società private e miste. A Berlino dal 1999 opera la Berliner Wasserbetriebe, un consorzio partecipato al 49,9% dal gruppo francese Veolia e dalla multiutility tedesca RWE. I servizi acqua potabile, fognatura e depurazione nel bacino della Ruhr e nella Bassa Sassonia sono gestiti da un gruppo multinazionale privato con una concessione di oltre trenta comuni e di Berlino.

In Gran Bretagna si ha una gestione privata con forte controllo pubblico su tariffe e standard di servizio da parte di un organismo pubblico indipendente che fissa il prezzo dell’acqua, imponendolo per cinque anni.

In Olanda il servizio idrico è in mano agli enti pubblici locali e nazionali, mentre negli USA, dopo secoli di gestione privata, si è ritornati al modello municipale. Insomma, l’acqua del Sindaco pare stia tornando di moda.

La Spagna invece ha deciso di dare in gestione il servizio idrico nelle aree urbane al pubblico, mentre  centri minori si ha una gestione dei privati.

In Francia si è molto confusionari, in quanto i servizi di erogazione di acqua potabile e di depurazione possono essere gestiti direttamente da parte di consorzi di comuni, oppure in delega attraverso una concessione apposita.

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