Quando un’acqua si dice potabile

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L’acqua è l’elemento per eccellenza, quello del quale si compone la maggior parte del nostro organismo e di cui non possiamo fare a meno per vivere.
L’acqua è, insomma, essenziale alla nostra stessa esistenza.
Per questa ragione, ormai da anni, medici e nutrizionisti di ogni parte del mondo consigliano di assumerne ogni giorno una buona quantità (all’incirca due litri distribuiti dal mattino alla sera) per idratare a fondo, nutrire e aiutare il nostro corpo a ripulirsi da scorie e tossine.
L’acqua però non è tutta uguale e neppure tutta sana: per rispondere a questi requisiti essa deve infatti essere potabile.

Ma quando un’acqua è considerata potabile?

Quando essa si definisce tale e in base a quali parametri un’acqua si può bere?
Vediamolo insieme.

Cominciamo con il premettere che il concetto, e conseguentemente la definizione, della potabilità dell’acqua, sono drasticamente cambiati da qualche tempo a questa parte, nel senso che si è passati dal criterio della purezza a quello dell’innocuità, che è del tutto diverso e in seguito ve ne spieghiamo i motivi.
Se una volta l’acqua, per essere potabile, doveva semplicemente essere “pura”, oggi la definizione che di essa si dà è questa:
“Si reputa potabile un’acqua limpida, inodore, insapore, incolore e innocua, priva cioè di microrganismi patogeni e sostanze chimiche nocive per l’uomo”.
Ciò significa che, assodato che la purezza, riferita all’acqua, è un’utopia, e se così non fosse non ci sarebbe neppure la necessità di stabilire i “limiti di tolleranza” che la riguardano e che invece ci sono, oggi si accetta l’eventualità che essa possa contenere qualche contaminante e sostanze potenzialmente nocive, sebbene solo in tracce, un concetto sostenuto dagli attuali metodi di analisi a disposizione, i quali, rispetto a quelli di una volta, permettono di individuare elementi presenti in quantità infinitesimali, fino all’ordine dei femtogrammi (10-15).
La potabilizzazione dell’acqua quindi, garantisce che il suo consumo non possa rivelarsi dannoso per la salute umana.

Un’acqua viene dichiarata potabile soltanto dopo un’accurata valutazione dei suoi principali parametri fisici, chimici e microbiologici.
Anche se questi, in realtà, rigorosamente stabiliti dalla legge, sono soggetti nel tempo a continui aggiornamenti e cambiamenti, è tuttavia possibile riportare con sicurezza alcune delle caratteristiche che un’acqua deve assolutamente possedere per essere salubre.
Tra i parametri fisici si annoverano la temperatura, che deve essere compresa fra i 12 ed i 25°C, il ph, tra 6,5 e 8,5, il residuo fisso a 180°C pari a 1500 mg/l e una durezza totale variabile da 15 a 50 °F, mentre per quanto riguarda le caratteristiche chimiche, le voci che devono maggiormente interessare sono quelle relative ad ammoniaca, nitriti, nitrati e cloruri.
L’ammoniaca, indice di un processo putrefattivo in corso, dovrebbe essere assente o presente in quantità infinitesimali, così come dovrebbero ugualmente mancare del tutto i nitriti, sostanze pericolose se ingerite, poiché in grado di formare, all’interno del corpo, le nitrosammine, riconosciute come cancerogene (l’effetto peggiore si ha nei bambini, sia perché il loro peso corporeo è inferiore rispetto a quello degli adulti, sia perché il loro metabolismo è particolarmente veloce).
Per quel che concerne i nitrati, la cui pericolosità sta nella loro capacità di diventare nitriti una volta entrati nell’organismo, il massimo consentito è di 5 mg/l (in alcune zone d’Italia, come le Marche, vengono tollerati valori di poco superiori).
E infine i cloruri, presenti quando l’acqua è contaminata da liquami e urine, ragion per cui la loro presenza non deve superare i 25 ml/l.

Un consiglio: posto che tutte le acque presenti sul mercato possono essere commercializzate solo dopo accurati esami che ne abbiano attestato la potabilità, esse non solo hanno, come è evidente, caratteristiche differenti l’una dall’altra, ma ve ne sono anche alcune che, in base ai suddetti parametri fisici, chimici e microbiologici, vantano una qualità superiore, pertanto…leggete sempre bene l’etichetta e imparate a comprendere l’INCI!

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