L’acqua più buona d’Italia

L’acqua è una risorsa essenziale per il pianeta e nessuno essere umano potrebbe  sopravvivere senza.
Eppure uno tra i luoghi comuni più ricorrenti è quello che l’acqua che sgorga dai rubinetti delle nostre case è di qualità scadente. Coloro i quali si interessano di controllare la qualità dell’acqua potabile avrebbero tutti a dati a disposizione per smentire questa tesi, ma l’opinione comune è difficile da cambiare, si sa.
Resta il fatto che l’acqua che abbiamo la possibilità di bere in Italia risulta eccellente e in virtù di questo dato, fa ancora più rabbia pensare a quanti sprechi idrici si potrebbero evitare per salvaguardare una risorsa così preziosa.
Spetta ai Governi educare i cittadini ad una migliore gestione dell’acqua che si può bere e a sanare tutte le falle idriche che caratterizzano spesso le strutture degli acquedotti.
Ciò nonostante, anche noi dovremmo fare la nostra parte e impegnarci ad adottare e fomentare quanti più comportamenti eco-sostenibili.

L’impatto ambientale della bottiglia di plastica

L’acqua migliore d’Italia resta quella del rubinetto e noi di Acqua Bene Comune questo concetto lo sosteniamo da sempre e ne facciamo ragione di orgoglio.
L’acqua minerale in bottiglia ha un impatto ambientale considerevole, che è impossibile trascurare, se si è un po’ sensibili al tema dell’ecologia.
Il processo di realizzazione di una bottiglietta di acqua in plastica è caratterizzato da numerose fasi che, in un modo o nell’altro, incidono negativamente sull’ecosistema in cui viviamo.
Tra le fasi più pericolose, oggetto di critica degli ambientalisti, vi è quella dell’imbottigliamento,  della distribuzione e dello smaltimento dei rifiuti (non riciclabili), momento in cui avviene un importante immissione di sostanze tossiche nell’ambiente.
Da una ricerca pubblicata dalla prestigiosa rivista ecologista  Environmental Research Letters,  emerge che per fabbricare, trasportare, riciclare e mantenere fresca una bottiglia di PET, ovvero la tipica “plastica dura” utilizzata per l’imbottigliamento, occorre una quantità di energia 2000 volte superiore rispetto a quella necessaria per bere la comune acqua di rubinetto.
A questo impatto ambientale, già notevole, si dovrà aggiungere un altro dato allarmante, ovvero che nel Belpaese si ricicla una quantità minima di questo materiale, stimabile attorno al 25% del totale della plastica utilizzata.

Dove finiscono le bottiglie non riciclate?

La risposta è molto più semplice di quello che pensate.
Di solito nel mare o nei laghi. Studi condotti presso il Lago di Garda hanno evidenziato che molto probabilmente la plastica, a contatto con acqua e sottoposta a radiazioni, si degrada fino a prendere la dimensione del plancton e viene quindi mangiata dai pesci, con le conseguenze terribili che possiamo immaginare.
I problemi ambientali non finiscono però qui, visto che la produzione e lo smaltimento della plastica hanno un impatto sulle emissioni inquinanti che a loro volta rappresentano una tra le cause principali del surriscaldamento del pianeta, contribuendo in maniera evidente allo scioglimento dei ghiacciai (un tempo perenni). Questo ciclo non virtuoso produce delle ripercussioni catastrofiche sulla salute del pianeta, sul clima e sulla sopravvivenza di molte specie animali.
Gli ultimi dati rilevati in Italia, risalenti a Giugno 2016 mettono in evidenza come sia scomparsa una superficie di ghiaccio pari a 5 volte l’Italia.

Come fare per salvare il pianeta e risparmiare anche dei soldi?

L’Italia è uno dei Paesi che consuma più acqua in bottiglia, ma questa abitudine non è una conseguenza di una reale cattiva qualità delle acque che sgorgano dai rubinetti, infatti l’acqua migliore d’Italia sgorga dai rubinetti.
La rete idrica viene periodicamente sottoposta a controlli chimici e batteriologici per verificarne la potabilità ed i risultati sono, per nostra fortuna, nel 99% dei casi, sempre confortanti.
Allo stesso tempo se proprio non ci fidiamo dei controlli pubblici siamo liberi di far analizzare un campione dell’acqua del rubinetto della cucina di casa presso alcune farmacie che forniscono un servizio privato di analisi di qualità.
Sappiamo bene come l’acqua potabile, per essere definita tale, dovrà essere inodore, incolore, insapore e limpida nell’aspetto esteriore. Dal punto di vista chimico, non deve presentare tracce di ammoniaca o di altre sostanze tossiche e non deve nemmeno contenere oltre 1,5 grammi di sali per ogni litro.

Acqua con arsenico
Anche se sembrerà strano, ma è normale che l’acqua contenga piccole percentuali di questo “veleno”. Il nostro corpo tollera molto bene piccole quantità di arsenico ed è per questo che anche le acque più blasonate, che troviamo in vendita presso i supermercati, ne contengono tracce, sebbene sia considerato, a tutti gli effetti, un elemento cancerogeno.
Controllando l’etichetta di 2 tra le acque considerate migliori d’Italia, ovvero Ferrarelle e Levissima, possiamo notare come siano presenti concentrazioni elevate di arsenico, mentre acque meno note, come Laureatana, Pejo, conservino livelli bassissimi.
Tra le bottiglie più famose è l’Uliveto, la marca con quantitativi accettabili di arsenico.

Le migliori acque dei rubinetti d’Italia

In Italia, i campioni analizzati hanno rivelato che le migliori acque d’Italia sono quelle che sgorgano direttamente dal rubinetto delle abitazioni di Caserta, Aosta, Ancona e Perugia.
Ottimi valori nutritivi sono risultati essere quelle di altre città del nord come Parma, Pavia, Livorno, Alessandria, Trento e Udine. Tra le città del sud, quelle che hanno fatto riscontrare più consensi sono state quelle di Campobasso e Palermo.

I dati di questa indagine dimostrano però di avere dei limiti oggettivi a cui è bene prestare attenzione. Quelle acque sono state infatti prelevate in determinati punti della città, come ad esempio nel caso di fontanelle pubbliche.
Potrebbe quindi accadere che nel percorso urbano, l’acquedotto possa avere altri intoppi e inficiare i dati positivi, precedentemente rilevati.
Potrebbe accadere quindi che vi siano problemi alle tubature, alla rete o ai raccordi idraulici, in corrispondenza dei singoli edifici, e che quindi, acque valutate come “ottime” possano venire successivamente contaminate.

Ecco spiegata la ragione del perché se facciamo analizzare l’acqua del rubinetto di casa potrebbe risultare che sia di scarsa qualità, nonostante a livello regionale avessero valutato la qualità dell’acqua dell’acquedotto perfetta per essere bevuta.

Vi è però una novità, che noi di Acqua Bene Comune non ci sentiamo di condannare del tutto, perchè permette di prelevare acqua sicura ad un prezzo irrisorio, evitando la produzione massiva e sconsiderata di plastica ed avendo la certezza di consumare acqua di ottima qualità.
Si tratta dei distributori di acqua dell’acquedotto, diffusi un po’ in tutti i comuni italiani, dal Piemonte, alla Sicilia.

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