Residuo fisso: fa bene o fa male?

Chi è abituato a leggere l’etichetta dell’acqua sicuramente si sarà imbattuto nella dicitura “residuo fisso”, ma cos’è è quanto è importante nella scelta dell’acqua da bere?

Il residuo fisso e la durezza dell’acqua

Tutti i nutrizionisti, e medici in generale, consigliano di bere almeno due litri di acqua al giorno per mantenere sano l’organismo, vitale l’intestino, depurare l’organismo da scorie  e tossine. Non tutte le acque sono uguali e non tutti possono bere la stessa acqua, ad esempio le persone anziane devono bere acque oligominerali, stesso discorso vale anche per chi ha problemi renali e per i bambini.
I soggetti più delicati devono essere più attenti a quello che consumano, anche quando si tratta di liquidi.

Per sapere se l’acqua che stiamo bevendo è giusta per l’età e per i problemi di salute diagnosticati è necessario controllare il residuo fisso.
Tutti conosciamo la formula chimica dell’acqua: H2O che indica la presenza di due molecole di idrogeno e una di ossigeno, ma l’acqua che noi beviamo non è formata solo da ciò, infatti, nel suo percorso nel sottosuolo si arricchisce di altri micro-elementi, si tratta dei sali minerali, come fluoro e calcio, sodio e anche potassio. Il residuo fisso viene espresso in ppm, cioè milligrammi per litro, e sta ad indicare quello che resta (ovvero la parte residuale) dopo aver fatto bollire l’acqua a 180°C. E’ proprio il ppm l’unità di misura con cui viene calcolato.

barca nella bottiglia
Più è basso questo valore e più è basso il parametro del residuo fisso. Questo non dice tutto, infatti, per conoscere le proprietà nutrizionali dell’acqua è bene leggere l’etichetta, solo facendo ciò è possibile capire se il residuo fisso è rappresentato da quantità elevate di fluoro, di sodio o di calcio.
Capire se il residuo fisso serve o non serve quando esprimiamo un giudizio sull’acqua è importante.
Spesso si confonde il residuo fisso con la durezza dell’acqua, anche se quest’ultima in realtà rappresenta la presenza di sali di calcio e magnesio dissolti nell’acqua.

Il residuo fisso, invece, include anche altri minerali, come sodio, fluoro. La legge prevede che un’acqua sia considerata potabile se contiene dai 150 a 500 mg di CaCO3, cioè carbonato di calcio per litro. Questa tipologia di acqua è definita da mediamente dura a molto dura ed è considerata alcalina.
Di conseguenza, una bottiglia d’acqua eccessivamente alcalina non può essere considerata buona.
E’ l’organizzazione mondiale della Sanità (OMS) a impegnarsi affinchè nella commercializzazione delle bottigliette d’acqua vengano rispettati determinati parametri, al punto da poter definire buona l’acqua in esse contenuta.

L’acqua che ha un residuo fisso elevato fa male?

Questa è di sicuro la domanda che tanti si pongono, in realtà non è così, essendoci molta confusione sull’argomento.
Molti utenti preferiscono un’acqua con un residuo fisso basso perché quantità elevate di sodio possono rendere più difficile l’eliminazione di scorie, altri, invece, preferiscono un’acqua con residuo fisso basso perché così possono controllare il fabbisogno di sali minerali attraverso l’alimentazione e gli integratori. Un residuo fisso elevato fa male solo in rari casi, ad esempio come detto prima, nel caso in cui si soffra di patologie particolari che colpiscono i reni, il fegato e altri organi deputati all’eliminazione di scorie e tossine. In tutti gli altri casi può essere consigliato l’uso di acque minerali, come ad esempio nelle donne che si avvicinano alla menopausa, per cui un acqua ricca di calcio potrebbe risultare persino da preferire. Molti sono inoltre convinti che bere acqua con un elevato residuo fisso possa provocare calcolosi renale, in realtà questa teoria non è stata sufficientemente provata, anzi uno studio del 2011 ha rilevato che il magnesio può aiutare ad evitare la formazione di calcoli, inoltre offre un importante sostegno al funzionamento del sistema cardiocircolatorio in quanto regola la contrazione muscolare e cardiaca.

Una certezza però l’abbiamo: un’acqua con basso residuo fisso di magnesio può portare all’insorgenza di crampi. Per questa ragione, le acque ipermineralizzate, cioè con presenza molto alta di sali minerali devono essere assunte solo in sporadici casi.
A rigor di logica non è possibile consigliare dei parametri ideali di residui fissi. Livelli accettabili di residuo dipenderanno dal gusto personale, non è un caso se nell’elenco delle principali acque italiane notiamo come ogni marchio presenti quantitativi molto differenti tra loro.

Acqua in bottiglia o acqua di rubinetto?

Anche in questo caso non vi è una precisa valutazione da fare, perchè molto dipenderà dalle proprie esigenze e dalle caratteristiche delle acque di rubinetto di casa. Volendo avere una comparazione con i valori riportati dalle più famose acque d’Italia, meglio leggere con attenzione questa lista, che segue in basso.

Per quanto riguarda le acque più famose, il residuo fisso dichiarato in etichetta è:

Sant’Anna: 22mg/L;
Acqua Panna: residuo fisso 122mg/L;
Levissima: 80,5mg/L;
Fiuggi: 122 mg/L;
Lauretana: 14mg/L;
Acqua Gocce di Carnia: 78 mg/L;
Ferrarelle: 1280mg/L ricca di calcio, magnesio e potassio, perfetta quindi per gli sportivi che hanno bisogno di reintegrare i sali minerali;
Essenziale: 2400mg/L è considerata un’acqua terapeutica, non può essere bevuta in quantità eccessive, consigliata a chi soffre di stitichezza in quanto ha un’elevata quantità di magnesio che ha un’azione depurativa e lassativa. Da bere a digiuno;
Vera:160mg/L di cui 36 mg/L di calcio e 2,1mg di sodio quindi può essere considerata salutare visto che si tratta di un’acqua con poco sodio;
Lilia: 393 m/L;
Guizza: 282 mg/L con 38mg/L di calcio e 6,2mg/L di sodio;
Uliveto: 762mg/L;

Come possiamo notare, tra le acque in bottiglie di plastica più vendute in Italia, quella con il residuo più basso in assoluto è la Sant’Anna.
Deve essere sottolineato come le acque con un residuo fisso elevato vengono classificale come “Minerali” un esempio ne è l’acqua Ferrarelle e l’acqua Uliveto.
Le acque con una scarsa presenza di sali minerali sono classificate come oligominerali. Le acque demineralizzate non esistono in natura in quanto sono prive di residuo fisso e sono utilizzate per ferri da stiro e altri usi, ma non quello alimentare.

L’acqua di Roma

Volendo paragonare l’acqua della bottiglia a quella del rubinetto deve essere sottolineato come in molti comuni d’Italia l’acqua è assolutamente buona da bere e soprattutto controllata, ad esempio il comune di Roma prevede che sul sito aceaato2.it siano resi disponibili i dati sulla qualità dell’acqua del rubinetto. La risorsa idrica viene costantemente controllata e i dati sono quotidianamente aggiornati, assieme alla mappa di tutti i nasoni della capitale.
E’ possibile rifornirsi di acqua potabile presso le case dell’acqua dislocate sul territorio, su cui la giunta Raggi, molto attenta al tema della sostenibilità, ha dedicato particolare attenzione.

Gli studi di settone hanno dimostrato come l’acqua di Roma sia considerata di elevata qualità e moderatamente dura, quindi perfetta quasi per tutte le persone, tranne che in casi di soggetti, che hanno l’obbligo di seguire indicazioni terapeutiche specifiche. Nel caso in cui si voglia un’acqua con minor residuo fisso è possibile comunque comprare dei filtri per l’acqua ed essere più sicuri di quello che stiamo bevendo a casa.
Per misurare in modo semplice il residuo fisso, ma allo stesso tempo seguendo un criterio scientifico, è possibile rivolgersi ai laboratori chimici, mentre a casa si può fare con misuratori di residuo fisso il cui costo varia da 18 euro a 50 euro circa.

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